Carnevale di oggi. E di ieri

Carnevale oggi 1Il carnevale maglianese è tornato puntuale ad animare le strade cittadine e piazza Garibaldi fino al calar del sole. Una miriade di colori hanno sferzato gli occhi degli spettatori che hanno visto sfilare i gruppi mascherati con semplicità ma dai colori sgargianti. Infatti i carri di quest’anno si sono distinti per la semplicità dei costumi (Hawaiani, Pagliacci, Asterix e Obelix) puntando tutto sul colore. Una mano nella scelta delle mises più economiche è stata sicuramente data dalla crisi che ha solleticato la fantasia dei partecipanti. Costumi semplici e facilmente reperibili, o già pronti. Niente però a che vedere con i fasti del passato.

Negli anni ’80 il carnevale maglianese vedeva sfilare carri più numerosi, più figuranti, ispirati al rondo’ veneziano, con i vestiti ricamati, damascati e con tanto di parrucche bianche rubate al Carnevale di Venezia, cuciti dalle sarte e da ogni mamma che sapesse tenere un ago in mano. Oppure, in omaggio all’allora tormentone televisivo “Cacao Meravigliao”, le contrade maglianesi portavano lo spirito brasiliano per le vie del paese con il carro addobbato a treno che trasportava caffè, come mostrava una pubblicità dell’epoca, e i costumi erano di colori sgargianti e dalle mille balse. Per non parlare del gruppo che si ispirava alla mitica serie dei Visitors. E poi c’erano i Punk, che hanno affascinato fino agli anni ’90 tutti gli adolescenti attratti dai jeans tagliati, catene e capelli a punta.

La moda, la Tv erano le muse ispiratrici dei carri allegorici, il desiderio di trasformarsi in qualcosa più vicino ai sogni che alla realtà, lo spirito del carnevale. Anzi, il carnevale che ha voglia di festeggiare e di sognare fuggendo per un po’ dalla realtà, finisce pure col berselo tutto, lo spirito. La voglia di far baldoria che anima il carnevale ha attraversato anche la storia delle gran serate da ballo maglianese nel corso degli anni.

Già negli anni venti, presso l’attuale sala consiliare, al tempo adibita a teatro, si svolgevano dei balli per festeggiare il periodo prima della quaresima e allietare gli intervenuti con rinfreschi e bevande e musica, ma tutti rigorosamente senza maschera, per non turbare l’ordine pubblico. Finita la seconda guerra mondiale per esorcizzare le pene vissute e tornare a vivere, il C.R.A.L., Centro Ricreativo del Dopo lavoro, organizzava nel 1949 il superveglione del profumo, con 3000 lire di premio in denaro, omaggi alle ragazze intervenute, elezione della Presidentessa del carnevale (non più regina perché l’Italia era diventata una repubblica) ed elezione della Stellina del lavoro, la più bella lavorante del paese, a testimoniare lo spirito sociale e ricreativo del carnevale di quegli anni di ricostruzione. La promessa di musica, balli e buffet facevano il resto.

Nel 1966 invece lo spirito edonistico del carnevale invitava alla “Gran baldoria del Giovedì Grasso”, al Veglionissimo, a una serie di serate animate dall’allora moda dei “complessi” “I Cinque del Nera”, e i “Condor” tra i tanti.