Don Bosco a Magliano

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Don Giovanni Bosco fu beatificato da Pio XI il 2 giugno del 1929 e santificato l’1 aprile del 1934. Il 16 maggio del 1934 il cardinale Donato Sbarretti Tazza (1856-1939) fece murare sulla facciata del Seminario una lapide per ricordare il periodo, che va dal 1877 al 1889, in cui la direzione degli studi e l’amministrazione del Seminario Sabino furono affidate a don Bosco e ai salesiani.

In quell’epoca il Seminario languiva sia per numero di seminaristi sia per il livello degli studi. Fu allora che il cardinale Luigi Bilio (1874-1884) chiamò don Bosco, che esitò, poi inviò a Magliano il sacerdote Giuseppe Daghero e il chierico Biagio Gia­comuzzi. Questi giunsero a Magliano il 29 ottobre del 1876 e subito furono contenti della città, dell’istituto e dei cittadini.

Don Bosco aveva 61 anni e la sua fama di educatore della gioventù era molto diffusa: da molte parti richiedevano la sua opera, non solo per i giovani che dovevano diventare sacerdoti, ma anche per i laici che desideravano frequentare gli studi. Non per altro, alla fine di gennaio 1877 chiese al cardinale Bilio e alla cittadinanza maglianese di istituire un convitto che accogliesse giovani anche senza la vocazione sacerdotale. Non fu facile, giacché le leggi dello Stato italiano non prevedevano sussidi pubblici per avere le “elementari superiori”, comunque, grazie ai buoni auspici dei “deputati” del Seminario e dei maglianesi, il Convitto fu aperto.

Firmata la convenzione fra i salesiani e il vescovo Bilio, il Seminario Convitto prese a funzionare con grande soddisfazione di tutti e, per la prima volta, il 29 gennaio 1877, don Bosco arrivò a Magliano. Alla stazione ferroviaria, sul marciapiede erano ad attenderlo il cardinale, i chierici, i convittori con gli alunni esterni e i loro maestri. Tutti baciarono la mano al sacerdote che, salito sulla carrozza del vescovo, raggiunse Magliano con tutto il corteo. La sua fama di grande educatore era molto diffusa, tanto che il sindaco, Angelo Orsolini, si recò in visita nel Vescovado per dargli il benvenuto. In questa occasione don Bosco trascorse tre giorni a Magliano. Nello stesso anno ritornò ancora una volta trovando «… giovani docili, rispettosi», che vollero farsi confessare da lui. Don Bosco venne poi il 18 febbraio 1878, in quanto aveva scelto il Seminario Sabino come sede per gli esercizi spirituali dei salesiani dell’Italia centrale. Il 24 maggio 1878 fu costretto a ritornare a Magliano per dirimere alcuni disaccordi sulla gestione del collegio. Questa volta arrivò dopo il tramonto, tuttavia una quarantina di persone, fra convittori e seminaristi, erano ad attenderlo alla stazione di Borghetto per accompagnarlo a Magliano, dove appianò ogni controversia, e da dove ripartì il 27 a mattina.

Ma la visita più esaltante fu quella dell’aprile del 1880, quando don Bosco si fermò dal martedì 20 al venerdì 23; fece coincidere la sua presenza con la passeggiata che i seminaristi dopo Pasqua tradizionalmente facevano alla villa di Santa Maria Maddalena a Calvi del­l’Umbria. Qui don Bosco confessò convittori e chierici e diede udienze a tutti senza risparmio di energie. A tal proposito il segretario registrò che don Bosco era molto stanco, quasi che «… a Magliano volevano prendergli la pelle». Il 23 a mattina tutta la comunità lo accompagnò alla stazione festeggiandolo. L’ultima volta don Bosco si fermò a Borghetto, ma non venne a Magliano. Era il 14 maggio del l884. Aveva 69 anni e qualche acciacco, comunque, dopo aver dato udienza a tutti i giovani, pranzò con buon appetito in attesa che arrivasse il treno per Firenze. Un treno merci distrasse la compagnia e… il diretto, nel quale doveva salire, partì e lui rimase a terra. Allora, per il caldo, si “rifugiò” nell’osteria di Borghetto; si riposò, si rinfrancò con un caffè, che definì “squisito”, e all’ora della partenza salì sul treno per Orte.

San Giovanni Bosco lasciò ai maglianesi, oltre che un ottimo ricordo , una firma, che si conserva nell’Archivio storico comunale (vd. foto) e una ciocca di capelli, che il barbiere locale Bartolomeo Mola ebbe conservato quando glieli tagliò. Il ricordo è ancora durevole, la firma è ancora leggibile, ma la ciocca dei capelli non si trova più!

(pubblicato su Incontri – Magliano N. 1-4 – Anno XXIII pp. 26-27)