La lunga storia della strada di Circonvallazione

Nel 1925 il sindaco Ettore Salvi fa presente alle autorità provinciali la necessità di costruire una strada che da «viale San Lorenzo conducesse a Porta Sabina». E così precisava che la carreggiata «è di circonvallazione alle antiche mura di questa città. La medesima è di assoluta necessità, sia per evitare il continuo transito di pesanti carri nelle strade interne di questo Comune, sia come opera di consolidamento delle deperite mura castellane e dei fabbricati adiacenti che minacciano seria rovina». I lavori iniziano per opera del comune, ma sono sospesi per mancanza di soldi. Nel 1930 si ricorre al finanziamento governativo, ma una nuova sospensione si verifica negli anni 1931 e 1932.

Nel 1933 i lavori riprendono per tre mesi; sono impiegati 340 operai; nel 1934 gli operai salgono a 753 per 2261 giornate lavorative. Nel 1935 si è ormai alla sistemazione “grezza” del tracciato, che si completa in parte nel 1936, grazie anche alle opere obbligatorie.

Il 30 novembre 1937, per completare l’opera, viene concesso un nuovo finanziamento: un terzo della spesa compete allo Stato, gli altri due terzi a carico del comune. Il quale incarica l’ingegnere Fabio Fochi, il quale garantisce che «Lo studio preliminare verrà effettuato dal Fochi entro la settimana corrente». Passano quattro mesi, ma del progetto non se ne parla più.

Dopo vari solleciti da parte della Prefettura, l’ingegnere Fochi fa sapere, il 7 dicembre 1938, che «è malato di influenza, con febbre continua dai 38° ai 39°, ed oltre». Alla fine il 14 gennaio 1939 arriva il progetto per una spesa complessiva di 33.000 lire.

Una bellissima poesia del poeta dialettale Pellegrino Fratini lumeggia molto bene lo scetticismo dei maglianesi sul completamento di questa strada; le lungaggini burocratiche, gli incidenti di percorso, la scarsità dei finanziamenti avevano dato la percezione ai maglianesi che mai e poi mai sarebbe passati per questa strada.

La poesia di Fratini, ispirata dal detto popolare: «Para, para ggiù pe’ l’arbucciara», introduce l’argomento segnalando che per Magliano girava la voce che: «… Si su ‘sta strada ce se passa / ce tajamo i cojoni cu rongettu: / sor Mèmo s’è ‘mpicciatu lì ‘a matassa / e sbatte l’ali come un purginettu» . Il “sor Mèmo”, vale a dire il podestà Aristodemo Picchi, subentrato al sindaco Ettore Salvi, si era preso tanto a cuore la realizzazione della Circonvallazione, che i maglianesi lo prendevano in giro e lo schernivano, per cui “sor Memo” reagì con queste parole: «Li ‘spetterò guardanno da finestra / – fece sor Mèmo – e poi de ‘sti lordoni / raccojerò ‘e pallotte ca canestra / pe’ famme ‘na magnata de cojoni» 1.

Purtroppo “sor Mèmo” non ebbe il tempo di vedere la strada realizzata –  morì l’11 aprile 1937 – all’età di 74 anni. Al suo posto si insediò Marcellino Genovesi (11 luglio 1935), ma neanche lui porterà a termine quella strada, per la quale bisognerà attendere la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando il Consiglio comunale, nella seduta del 3 marzo 1945, forma una commissione per riprendere le fila del problema. Con tutto ciò il risanamento completo si concluderà solamente negli anni Settanta, dopo non pochi smottamenti, ricostruzioni e consolidamenti.

A conti fatti via della Circonvallazione dall’inizio al completamento dei lavori ha impiegato oltre 55 anni per poter essere percorribile per la lunghezza di soli 340 metri lineari.

1 – P. Fratini, I pastocchiari, Edizioni Incontri – Magliano S. 1996, vol. 1, pp. 38 e 39.