Vivere nel 1700 a Magliano

Il 1600 non era stato affatto un secolo da ricordare a Magliano per tutte le miserie che esso aveva portato. Ma anche il 1700, almeno nella prima e l’ultima fase non si presentava foriero di buone nuove. Basti segnalare quanto tramandano le cronache: «Nella Comunità di Magliano in Sabina per causa di terremoti, e tempi di piogge, molte famiglie oneste muoiono per la fame, per cui si deve provvedere… ». Nei primi tre anni del 1700 si assiste ad inondazioni del Tevere, si perdono ettari di terreno coltivato e coltivabile, ma soprattutto un terremoto violentissimo, il 2 febbraio del 1703, provoca danni ingenti. Di questo catastrofico evento ancora un secolo dopo si raccontava: « … questa Città videsi nella dura necessità, che questa Popolazione dovesse abbandonare le proprie Case, e fissare la rispettiva residenza chi negli Orti esistenti dentro la medesima, e chi nelle proprie Campagne… », ed il cronista aggiungeva che “l’ira di Dio minacciava un vero flagello”. Altre scosse telluriche di lieve entità, nel 1705 e nel 1706, si susseguirono, poi giunse, nel 1709, un inverno freddissimo, con neve e ghiaccio, che causò gravissime epidemie influenzali.

settecentoLa martoriata comunità maglianese, oltre gli accidenti naturali, ebbe in questo periodo altre difficoltà di una certa gravità sul piano politico amministrativo. Non a caso arrivano a Magliano gli ispettori del papa per accertarsi della situazione caotica che regnava; questi impongono un po’ d’ordine nelle istituzioni. Infatti, si modifica lo Statuto per consentire la governabilità: poiché esso prevedeva che non poteva ricoprire una carica pubblica colui che fosse debitore verso la Comunità (Libro 1, cap. XXIV), ed essendo quasi tutti debitori, si approvò una deroga di modo che, anche coloro che avevano pendenze verso il Comune, potevano assumere un incarico. Per garantire la corretta amministrazione la funzione di segretario comunale è affidata ai notai. Sul piano sociale si assiste all’emergenza di una nuova classe “nobiliare”, che si affianca a quella dei possidente di antico lignaggio. Questa è quella dei notai, avvocati e procuratori legali, che grazie alle svariate liti, controversie civili ed amministrative, atti criminali, passaggi di proprietà, arricchiscono i loro patrimoni.

Ed a proposito di liti va segnalata quella fra laici ed ecclesiastici sulla macelleria. A Magliano, all’epoca, vigeva la cosiddetta privativa, che regolava il commercio: il Comune aveva l’esclusiva del forno, della pizzicheria e del macello, uniche rivendite, per cui imponeva i prezzi affittando al privato l’esercizio commerciale. Insomma non c’era il libero commercio. Avviene che gli ecclesiastici aprono un macello privato in barba alla legge; la magistratura comunale si oppone con forza ed impone la chiusura.

Non si dimentichi che Magliano era sede della Diocesi Sabina (1495) e direttamente alle dipendenze del Comune di Roma (1311). Di fatto, il potere era in mano alla Curia ecclesiastica, e proprio grazie all’assiduità a Magliano del cardinale Pietro Ottoboni (1725-1730), l’economia locale si sviluppa: il cardinale arricchisce di preziosi arredi e paramenti sacri la Cattedrale, con sostanziosi finanziamenti per rivitalizzare il Seminario Sabino giunto allo stremo. Ma chi dà una vera e propria sferzata “rivoluzionaria” e profonde un certo benessere è il cardinale Annibale Albani (1730-1743), nipote di Clemente XI.

La sua permanenza in sede, per così lungo tempo, mise al riparo la città di Magliano di ulteriori contraccolpi economici. Grazie alla sua munificenza si restaura la Cattedrale, si erige il Palazzo vescovile, si incrementa il Seminario.

Dopo la metà del XVIII secolo, i maglianesi chiedono di accrescere la tassa della gabella del passo sulla via Flaminia «per sollievo del popolo» e per apportare «riparazioni della città, che si ridotta aperta in tutte le parti per mura cadute». A fine secolo un colpo di coda: nel 1798 passano le armate francesi alla conquista di Roma, che rastrellano quanto di buono ancora non era caduto.

(pubblicato su Incontri-Magliano N. 10-12 Anno XXIII 2012 pp.26-27)