Il 13 giugno: a Magliano giorno di invasione e di liberazione

Il binomio “storia – date” è indissolubile. Senza le date la storia si ridurrebbe in un vero e proprio caos poiché il suo compito è quello di ordinare e coordinare, insomma tessere una tela su cui sono registrati avvenimenti ed eventi. Questi ultimi per essere rintracciati e ricordati necessitano dei punti di riferimento inevitabili che sono proprio le date.

Nella storia maglianese, fra le innumerevoli date importanti, se ne riscontra una che ha una sua singolarità, ed è il 13 Giugno! Giorno in cui accaddero due avvenimenti distanti far loro 633 anni, e che si sono mutati in eventi data la loro importanza, ma formalmente diversi e concettualmente contrastanti, come si vedrà.

13 Giugno 1311

Si inizia con l’evento più lontano di ben 709 anni. È il 13 giugno 1311: a Roma si stipula l’atto di vassallaggio del Castello di Magliano con il Comune di Roma.

Dal 1308 il papa francese Clemente V aveva trasferito residenza in Avignone, Roma era stata abbandonata anche dall’imperatore dopo la morte di Federico II; a sostituirlo si attendeva Enrico VII, di dantesca memoria, per essere incoronato a Roma. Qui la situazione si presentava deplorevole dopo le continue lotte all’epoca del senatore Brancaleone Andalò. È il momento in cui gli ambasciatori di Enrico VII scendono in Italia per preparare il suo arrivo e a capo di queste si trovava Ludovico II di Savoia. Questi, giunto a Roma, viene accolto assai favore­volmente tanto che nel 1311 viene designato se­natore con il consenso del papa. L’imminente arrivo di Enrico VII divide l’Italia: anche a Roma gli Orsini, gli Annibaldi, i Frangipane sono contrari all’imperatore, mentre i Colonna sono favorevoli. Ludovico II si adopera per conciliare le famiglie, ma inutilmente.

Nel frattempo gli avversari dell’imperatore, e soprattutto gli Orsini, si accaparrano molti castelli, a volte anche conquistandoli. Ed è proprio Paolo Orsini, spalleggiato dai Solimani, a mirare alla conquista di Magliano per ostacolare Errico VII sulla via per Roma. I Maglianesi restano indecisi se scendere a patti con gli Orsini o agevolare il passaggio dell’imperatore. In questo clima politico così delineato entra in gioco Ludovico II che prende l’iniziativa per conquistare Magliano con l’esercito del Popolo Romano.

Il Senatore coglie l’occasione propizia per assicurarsi il castello di Magliano che, posto a cavaliere della sottostante Strada Romana (la Flaminia era ancora al di là del Tevere perché Ponte Felice non era ancora costruito) e del porto fluviale alle falde della collina, rappresentava «la chiave della Sabina e della via che menava a Roma».

È gennaio o forse febbraio dell’anno 1311 quando Ludovico inizia la marcia verso Magliano alla testa dell’esercito formato da cittadini romani. Non si hanno certezze circa il percorso scelto per raggiungerlo, si è certi invece che l’esercito romano viene a trovarsi sopra Magliano. E si stanzia nell’ unico punto d’accesso che è fuori di Porta Sabina, dove una strettissima lingua di terra lo collega alla porta dalla quale era possibile tentare l’assalto, giacché tutt’intorno bastioni, mura e precipizi lo impedivano.  Quindi Ludovico e l’esercito vengono a trovarsi in pratica sul “Collicello”, oggi Pineta.  Un manoscritto del se­colo XV conferma che si trattava di un vero e proprio assedio; i Maglianesi, messi al bivio se affrontare lo scontro o prudentemente salvare la libertà e la patria con patti onore­voli, scelgono la resa del loro castello: aprono le porte ai Romani e vengono a patti. Il senatore Ludovico in rappresentanza del Popolo Romano raduna quaranta dei mi­gliori cittadini maglianesi che, giurando fedeltà e vassallaggio, gli consegnano le chiavi del Castello.  

Compiute tutte queste formalità Nardo di Pietro An­gelo Uguccione, Sindaco del Castello di Magliano con spe­ciale mandato del Comune e degli uomini di detto Castello si reca in Roma e alla presenza del Sena­tore Ludovico, stipula i patti di sottomissione con Matteo di An­gelo Sindaco di Roma. È il 13 Giugno 1311. E Magliano per più di 500 anni rimane sotto il controllo del Campidoglio fino al 1847.

13 Giugno 1944

A questa storia e data si contrappone quella del 13 Giugno 1944, giorno della Liberazione di Magliano dal fascismo, quando appare sulla piazza di Magliano il primo carro armato alleato anch’esso giunto dal “Collicello”, e proveniente dal Giglio. Anch’esso era partito da Roma, come l’esercito capitanato da Ludovico II di Savoia, ma con il II Reggimento della VI Divisione corazzata britannica all’inseguimento delle truppe tedesche in ritirata. Il Reggimento si muove il 6 giugno dopo la conquista di Roma da parte degli alleati (4 giugno 1944) e si avvia sulla Salaria verso Rieti, ma a Passo Corese imbocca la S.S. 313. La truppa alleata trova qualche resistenza a Monterotondo poi, durante a notte fra l’8 e il 9 giugno, avanza all’interno della Sabina.

Un cronista racconta: «…dal 9 al 13 l’avanzata fu esasperatamente lenta. Le demolizioni e il fuoco di granate ritardarono l’avanzata, ed il lavoro di ricostruzione sui ponti saltati era persistentemente intralciato da un fuoco molesto».

Nel frattempo la IV Divisione ritorna al suo Corpo, rimpiazzata dell’VIII Divisione indiana. L’11 giugno, comunque, gli squadroni alleati riprendono la marcia; passano la stazione ormai diroccata di Poggio Mirteto e si avvia­no verso Galantina, quindi occupano Cantalupo.

A questo punto alcuni reparti alleati proseguono per la SS. 313, altri avanzano verso Stimigliano, dove la testa della colonna della 7a Rifle Brigade si viene a trovare di nuovo sotto il fuoco d’artiglieria nemico, comunque la sera riesce a varcare l’Imelle (l’Aia). Uno storico inglese riferisce che furono trovati in un paese non identificato alcuni cadaveri orrendamente mutilati dai tedeschi.

La 7a Rifle Brigade prosegue nella vallata del Campana, in territorio ma­glia­nese, assieme al 17/21° Lancieri e parte del­l’VIII Di­visione indiana, per procedere con cautela verso Otricoli. Difatti, la strada era cosparsa di moltissime mine, che alcuni genieri scalzavano, mentre altri si adoperavano per gettare un ponte Bailey (ponte di ferro provvisorio) al posto del ponte fatto saltare dai tedeschi sul ruscello Campana.

Così, all’alba del 13 giugno, alle 5,20 la colonna dei cingolati si mette in movimento e, sistemato il ponte Bai­ley, si dirige verso Ponte Felice per prendere la statale Fla­mi­nia. All’altezza del bivio per il Giglio un carro armato si stacca dalla colonna, e devia per la strada di Castellano e prosegue verso Magliano. Dopo essersi messo sulla carroz­za­bile verso il cimitero, entra in Magliano dal Collicello per Porta Sabina verso le nove; percorre la salita del Colle e si ritrova in Piazza Garibaldi, dove si dispone davanti all’ingresso del Palazzo comunale. Circa quindici maglianesi, quasi intimiditi e titubanti, si avvicinano al carro. D’improvviso essi osservano uscire dalla torretta del cingolato il primo carrista, quindi un secondo, poi un terzo: erano i “nostri” liberatori. Era il 13 giugno 1944!

13 Giugno, una data coincidente per due eventi contrapposti: la prima configura l’oppressione, la seconda la Liberazione dagli oppressori, due segnali-simbolo molto importanti non solo per la storia di Magliano.

2 commenti

  1. Pillole di storia maglianese, prese con le dovute cautele e attenzioni possono persino guarire dai virus degli odi e della cattiva informazione.

  2. Gianfranco Latini 13 Giugno 2020 a 17:44

    GRAZIE SEMPRE TUTTO INTERESSANTE, SALUTI AL PR0SSIMO ARGOMENTO.

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