Le origini del campo sportivo di Magliano Sabina

Le pratiche hanno inizio dal 2 novembre 1927 anno VI dell’era fascista, quando l’allora Presidente Provinciale degli Enti Autarchici, Valentino Orsolini Cencelli [1], invia una circolare ai Podestà della Provincia per la costruzione dei campi sportivi [2]. Appena tre giorni dopo (5 novembre 1927 anno VI) la Prefettura di Rieti comunica che dal Comune non è pervenuta alcuna segnalazione relativa alle Istituzioni di un bosco e del campo sportivo del Littorio. Il Comune risponde che per il bosco era disponibile un ettaro e che riguardo al campo sportivo aveva provveduto ad individuare l’area in cui costruirlo [3].

La questione, comunque, rimane in sospeso per oltre un anno, poi il Partito Nazionale Fascista di Rieti decide di rendere obbligatoria la Costruzione di campi sportivi del Littorio in tutti i comuni della provincia [4]. Passa ancora altro tempo prima che si affacci di nuovo la proposta; questa volta è la Prefettura di Rieti che precisa l’importanza soprattutto «per il raggiungimento di un fine molto elevato, quale è appunto il miglioramento fisico e morale della razza» [5].

Un esproprio forzoso

Il Comitato dell’Opera Nazionale Balilla non poteva rimanere estraneo al problema, per cui reclama la mancanza di un campo sportivo. Allora il podestà Aristodemo Picchi prende i ripari e delibera di approvare il progetto; questo viene presentato il 17 novembre 1930 dall’ingegnere Fabio Fochi per una somma complessiva di 380.000 lire. A questo scopo il podestà decide di requisire i terreni degli eredi Mariotti-Nardoni e quelli di Enrico e Faustino Grillini in vocabolo Muci. Poiché i proprietari si opponevano ritenendoli inadeguati, il podestà impone l’esproprio forzoso [6].

Ha inizio così un braccio di ferro che si protrarrà per anni. Non per altro il P.N.F. non allenta la presa e ritorna alla carica con un perentorio: «Bisogna costruirlo ad ogni costo» [7], tuttavia dovranno trascorrere un anno e qualche mese, allorquando lo stesso partito sollecita nuovamente la realizzazione dell’opera [8]. A questo punto (dicembre 1931) entra in azione il ragioniere Alfredo Tarissi, presidente dell’O.N.B., il quale accusa i proprietari dei fondi di “imbecillità”, ma soprattutto era convintissimo che il campo del Littorio rispondeva «ai fini che il Fascismo» si proponeva per educare la gioventù. In opposizione ai proprietari, che reputavano i terreni non adatti, lo stesso Tarissi sosteneva che quella zona era ideale, tanto che, ricorda, dal 1888 al 1898 circa in quel luogo si svolgeva la “Corsa alla tonda” [9], per cui a tutt’oggi è volgarmente denominata dai maglianesi Cuzzolatonna.

Il fatto che l’O.N.B., sempre nel dicembre del 1931, pubblica sul Foglio dell’Annunzi Legali l’esproprio dei terreni in oggetto [10], potrebbe significare che era stata avviata la pratica per addivenire all’esproprio forzoso per via giudiziaria. L’opposizione dei proprietari, infatti, si manifesta più accentuata all’inizio del 1932: per contrapposizione all’esproprio forzoso, come alternativa, gli stessi indicano la costruzione o nella zona del Tiro a segno, se non addirittura a Francellini [11]. Di fronte a queste soluzioni dilatatorie, sempre Alfredo Tarissi marchia questi oppositori come «noti individui di Magliano veramente privi di ogni sentimento fascista» [12].

Nel 1934 approvato il progetto

Insomma, fra il rifiuto dei proprietari, la mancanza di fondi comunali e gli intralci burocratici il progetto non fa alcun passo in avanti fino al 16 febbraio 1934, quando la Prefettura lo approva. Nel contempo il Comitato comunale dell’O.N.B. si assume l’onere di realizzare l’opera a condizione che il Comune si faccia carico della spesa per i terreni da espropriare. Il 16 aprile, in una riunione tenuta nel Gabinetto del Prefetto, si pattuisce con i proprietari la vendita dei terreni a £. 1 a metro quadro per un totale di £. 21.277,85. Il comune dovrebbe versare questa somma ai proprietari, ma non avendo la disponibilità dei fondi, provvede il commendatore Aristodemo Picchi che in persona, in via del tutto privata, e non come podestà, sborsa in proprio la somma occorrente. La quale, non potendo essere subito consegnata ai proprietari per mancanza di atti catastali e ipotecari, viene depositata in un libretto di risparmio della Banca di Mutuo Sconto Maglianese, intestata al comune con il vincolo a favore dei venditori. In conclusione si riconosce al “privato” Aristodemo Picchi, e non già al podestà, il credito di detta somma verso il comune con l’interesse del 3,50%, che dovrà essere restituita nel bilancio del 1935. Per il resto si cede al Comitato comunale dell’O.N.B. la zona acquistata e gli si affida la costruzione del campo sportivo per la somma complessiva di 380.000 lire [13]. La delibera dell’atto di cessione all’O.N.B. non è emanata dal podestà Picchi, in quanto cointeressato, sebbene dal Commissario prefettizio Leoluca Longo, nominato ad hoc [14].  

Dopo tanti intrighi e ostacoli vari si giunge finalmente ad un accordo con la Banca Mutua di Sconto Maglianese, la quale concede al Comune il prestito di 21.277,85 lire al tasso di 4,75% con restituzione in dieci annualità, garantendolo con le entrate del dazio. I proprietari sono pagati, al commendatore Aristodemo Picchi si restituisce il prestito [15], quindi si dà il via ai lavori. Si arriva finalmente alla conclusione nel corso dell’anno 1936, quando si espropriano ancora altri 7.500 mq. per ampliarlo.

Probabilmente l’O.N.B. beneficia di un contributo del 50% elargito dall’Intendenza Centrale, e per l’altra parte della spesa ricorre alle opere obbligatorie, al contributo in denaro e in natura di molti cittadini maglianesi. Quanto si possa valutare il concorso “politico” e forse finanziario del conte Valentino Orsolini Cencelli perché i maglianesi potessero avere un campo sportivo, si può comprendere. È falso invece che “… l’On. Cencelli fece realizzare, a sue spese, un funzionale campo sportivo nell’immediata periferia di Magliano[16].

  • Il testo di Guido Poeta è tratto da Storie e microstorie della Bassa Sabina nel periodo delle guerre mondiali, Edizioni Espera, Montecompatri (Rm) 2017 a cura della Fondazione Nenni.

[1] F. D’Erme, op. cit, Latina 2002, vol. III p. 308.

[2] Archivio Storico Comunale Magliano Sabina (d’ora in avanti ASCMS) Cart. Amm. CB/40/337.

[3] Ibidem.

[4] Ibidem.

[5] Ibidem, 31 maggio 1929.

[6] ASMS Reg. Del. n. 12 – 1923 -1933 – Delibera del 15 agosto 1931.

[7] ASCMS Cart. Amm. CB/40/337, 3 agosto 1929.

[8] Ibidem, 19 gennaio 1931.

[9] Ibidem, 2 dicembre 1931.

[10] Ibidem, 5 dicembre 1931.

[11] ASCMS Cart. Amm. CB/41/338, 5 gennaio 1932.

[12] ASCMS Cart. Amm. CB/41/338, 6 marzo 1934.

[13] ASMS Reg. Del. n. 12 – 1923 -1933 – Delibera del 19 giugno 1934.

[14] ASMS Reg. Del. n. 12 – 1923 -1933 – Delibera del 4 settembre 1934.

[15] ASMS Reg. Del. n. 12 – 1923 -1933 – Delibera del 4 maggio 1935.

[16] R. Di Mario, Il fascismo in Sabina, Edizioni Eco, Teramo 1993, p. 89.

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