Storie di donne e tabacco, tra pannocchie e filari

Le tabacchine di Magliano e il loro ruolo di risorsa economico sociale

di Emanuela Panajia

Alle 7.40 del mattino, quando l’autobus partiva da Magliano, anche le tabacchine anda­vano giù verso “vocabolo” [1]Frangellini a piedi tagliando per i campi perché non avevano le 40 lire per prendere la corriera. A volte qualche contadina sbucava fuori con il bastone perché alcune signore prendevano dai campi frutta, verdura, legna e per le più giovani la discesa in corsa diventava motivo di euforia che si placava all’arrivo a Frangellini alle ore 8. Alcune lavoravano il tabacco già dagli 11, 13 anni, erano soprattutto quelle che non avevano continuato gli studi e che fornivano un sostentamento per le famiglie numerose a partire dagli anni Trenta del Novecento fino agli anni Sessanta. Il lavoro era prevalentemente fem­minile e permetteva alle stesse donne, circa 100 a ritmo pieno, di garantire buona parte del sostentamento famigliare. Solo 3 uomini erano addetti in maniera costante ad alcune atti­vità fondamentali quali: mandare avanti la caldaia a vapore per essiccare il tabacco, fare da collegamento con il Monopolio, realizzare le botti dove il tabacco veniva stivato per essere trasportato dalla stazione ferroviaria al Monopolio. Nel 1956 anno in cui a Magliano ci fu una copiosa nevicata, il sostentamento fu comunque garantito proprio grazie alla coltiva­zione e lavorazione del tabacco. Per molte donne lavorare, fare profitto in un momento in cui i mariti non lavoravano era una grossa opportunità, venivano remunerate ogni 15 giorni, e subito quei soldi andavano a ricoprire i debiti accumulati la quindicina precedente presso le botteghe alimentari del paese.

La datazione probabile per la coltivazione del tabacco a Magliano abbraccia l’arco tempo­rale che va dal 1927 al 1964. Da un documento allegato a una ricerca della scuola elementare di Magliano [2] risulta che l’ufficio speciale per il Tevere e l’Agro Romano concesse nel 1927 la derivazione e utilizzazione delle acque pubbliche del Tevere al conte Valentino Orsolini Cencelli e la conseguente realizzazione dell’acquedotto chiamato da tutti la Canala. Mentre la signora Silvana [3] nella sua testimonianza riferisce la data del 1964 come quella in cui finito il periodo di maternità trovò i magazzini chiusi. L’opera idrica dunque, la cui struttu­ra del canale è tutt’ora visibile, pompava l’acqua dal Tevere attraverso una pompa elettrica scorrendo lungo la via Flaminia, altre diramazioni permettevano aldiquà e aldilà della via Flaminia di annaffiare i terreni coltivati, circa 120/130 ettari di terreno venivano raggiunti da questo sistema.

Una riunione di ex tabacchine

La lavorazione del tabacco, nella sua peculiarità maglianese, viene descritta accurata­mente dalla testimonianza raccolta dal signor Franco Nesta [4] e può essere delineata attraverso le fasi di coltura, raccolta, essiccazione e cernita. La prima parte del lavoro riguar­dava la cura della campagna e l’avvio dei semenzai, poi le piantine venivano estirpate e piantate nei campi. Nello stesso appezzamento, inoltre, i contadini erano autorizzati a seminare il grano [5], che per l’estensione stessa e per la fertilità del terreno rendeva tanto e veniva diviso a metà con il proprietario. Il lavoro delle tabacchine riguardava una se­conda parte della lavorazione che andava dal giorno successivo la festa di sant’Antonio abate, il 17 gennaio, quando apriva il magazzino di Frangellini fino all’autunno inoltrato e si concentrava in particolare sull’essicazione e la cernita. Il tabacco veniva trattato con mo­dalità diverse, se da sigarette, perustizia, veniva essiccato al sole, mentre quello da sigaro, maryland o kentucky, più basso con foglie più larghe, nelle stufe, fabbricati alti circa 10/12 metri ancora visibili lungo la strada di Frangellini. Alcune di queste stufe hanno cambiano destinazione d’uso diventando oggi un’officina di fabbro, e una falegnameria, altre invece sono state abbandonate. Al loro interno contenevano delle ‘“filagne’“ di castagno di traver­so, a cui veniva appeso il tabacco per essiccare, in fasci. La base delle stufe era di terra, con un buco centrale dove veniva acceso un fuoco, coperto da lamiera perché solo il fumo e il calore arrivassero a essiccare il tabacco.

Storie di tabacchine

La signora Silvana racconta di essere andata a lavorare a 16 anni e che del tabacco ha tanti ricordi dell’infanzia, belli e brutti.

A Frangellini si lavorava il tabacco pesante, quello da sigari, lì il lavoro era più pesante rispetto a Magliano perché si stava 7 mesi al freddo.

[…] un gruppo di ragazze prendeva questo tabacco dai cassoni e creava delle pannocchie (mazzi) di 8 foglie legate con una foglia stessa, che successivamente veniva stivato in base alla prima quali­tà, seconda, e così via e alla lunghezza. la prima qualità era il marrone chiaro. dopo qualche gior­no queste pannocchie venivano messe in cella, appese e seccate con delle macchine a vapore, fino a raggiungere l’umidità giusta per poter essere lavorate […]. una volta messe giù le canne, il tabacco veniva disposto in una botte, quando era piena veniva sigillato e mandato al magazzino. […] ciò avveniva a Frangellini da gennaio a giugno, dopo il personale veniva trasferito al magazzino di Magliano dove si lavorava il tabacco piccolo, da sigarette, che resisteva di più al caldo. il lavoro era più leggero rispetto a Frangellini, sia per le dimensioni dello stesso sia per l’organizzazione, il tabacco veniva selezionato in dei cassettini, la cernita poteva avvenire anche da sedute […].

La collaborazione tra tabacchine era una costante, non sempre le donne riuscivano a la­vorare 6 Kg di tabacco, il lavoro era duro, faceva freddo, si faticava 8 ore sedute sempre allo stesso posto, allora accadeva che la capo donna cedeva i kg di tabacco per raggiungere i 70 Kg al giorno a chi ne lavorava di meno, attraverso la collaborazione veniva compensato chi produceva meno. Una testimonianza preziosa su ciò arriva dalla signora Beba [6]che iniziò a lavorare ancora bambina a 11 anni

[…] nella pausa pranzo davo una mano a quelle che erano più fiacche, che rimaneva indietro con il lavoro, altrimenti sarebbero state mandate via al non raggiungimento della quantità di tabacco da selezionare giornalmente. La zia Ngelinetta che era vecchietta mischiava tutto il tabacco senza fare bene la cernita e stavo dietro per non farla mandare via, ci voleva comunque andare (a lavorare) per mettere da parte i soldi e andare in pellegrinaggio a Lourdes.

Inoltre il lavoro era costantemente sottoposto a dei controlli che avvenivano sia da parte del Monopolio, per esempio attraverso la conta delle foglie per il Kentucky e il Maryland da parte di un esperto, sia al livello interno da parte della responsabile che nella pausa pranzo e all’uscita alle 16:30 controllava che le tabacchine non si portassero via delle foglie. Tra la fatica trovava però spazio anche la condivisione di momenti di spensieratezza propri di giovani donne. La signora Santa  [7] dice:

[…] il giovedì passava dal magazzino il conte Cencelli e le tabacchine prontamente mettevano tut­to in ordine, cercavano di prevedere l’umore del conte in base alla posizione del cappello, se stava giù abitualmente era tranquillo, se invece teneva il cappello dritto erano terrorizzate. Il conte non era poi così terribile, perché non era certamente facile “combattere” con tutte quelle donne.

Riporta poi alcuni passi di stornelli [8] da lei cantati dedicati proprio al conte Cencelli:

Fior di giunchiglia di salutare ho proprio una gran voglia,
e Valentino e la famiglia, fior di giunchiglia;
Albero bello di gioia si riempiva il Collicello [9],
il conte a cavallo, albero bello.

Durante il ciclo dell’anno, nei vari momenti in cui si delinea il tessuto identitario, si rin­saldava il rapporto della comunità di Magliano e in particolare delle tabacchine con la fa­miglia Cencelli e la produzione del tabacco. Tra questi momenti, quello restituito dalla te­stimonianza della signora Beba, con riferimento alla farsa carnevalesca rappresenta proprio l’indice di quanto il tabacco fosse divenuto per circa un quarantennio motore vitale delle relazioni e dinamiche dei cittadini di Magliano.

In questa foto ci sono le tabacchine che si erano riunite davanti alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, l’altra sono io, vestita da pianta di tabacco, è successo nel 1953 perché nel 1954 non ho fatto più niente […] stavo su un carro agricolo nascosta in una botte che all’improvviso si aprì e ne sbucai fuori vestita da pianta di tabacco.

La signora lavorava dentro i forni e racconta che il conte non voleva che stesse lì perché troppo giovane, ma lei voleva lavorare perché aveva fame, per loro che stavano all’imbot-tamento c’era il latte e il cognac, un trattamento particolare perché stare dentro ai forni era una mansione particolarmente dura, l’odore del sigaro rimaneva attaccato addosso. Silvana ancora sostenendo che il lavoro era duro ma che loro erano unite e partecipi di un comune sentire, dice:

Il conte Cencelli organizzava delle feste al suo palazzo, in cui erano invitate le tabacchine, du­rante le quali venivano messi in palio dei regali. Ci portò al convegno sul grano a Rieti, […] andavamo a fare delle gite, a Tivoli, dal Papa, alle tombe di san Callisto, in gita al mare e persino alle fosse Ardeatine a Roma.

La peculiarità del conte Cencelli affiora anche in questo, l’aver portato le lavoranti alle Fosse Ardeatine, dato che emerge da ben due testimonianze, certo ciò avvenne ovviamente parecchi anni oltre la rottura con Mussolini. Sulla figura del conte Valentino Orsolini Cen­celli [10] interessante risulta la lettura ambivalente dei maglianesi che oscilla tra i dati storici, quali l’essere stato il fondatore del fascio a Magliano, protagonista delle bonifiche pontine, colui che ha litigato con Mussolini perché non voleva far Littoria (Latina), l’essersi schiera­to con Badoglio, essere stato accusato dagli Alleati di aver costituito in Sabina, negli anni 1921-1922, squadre fasciste colpevoli di vari atti di violenza; e i dati legati alla memoria locale che delineano un secondo Cencelli artefice di un processo di rivitalizzazione di Ma­gliano Sabina, benefattore di molti grazie alla lavorazione del tabacco e alla realizzazione di opere pubbliche, come l’ospedale, il campo sportivo, ecc.

Stefano Cencelli [11] il più piccolo dei figli del conte ricorda che l’intera famiglia Cencelli in primavera da Roma si spostava a Magliano. La coltivazione del tabacco fu interrotta quando ancora il padre era in vita perché era diventato difficile da gestire e per i rigidi controlli del Monopolio e perché le condizioni lavorative delle operaie cambiarono per sempre. Il tabacco ha rappresentato per Magliano un’occasione di lavoro lunga quasi mez­zo secolo che ha permeato la vita sociale, economica e culturale delle sue famiglie con protagoniste indiscusse le donne, le quali hanno rappresentato una soluzione e una risorsa durante decenni difficili a causa del cambiamento dell’assetto politico istituzionale in atto. Ancora oggi le tabacchine ne detengono la memoria e attorno ai racconti del tabacco si vi­vifica un periodo storico difficile ma fecondo a cui attinge l’intera comunità maglianese [12].

* Il testo della dottoressa Emanuela Panajia è tratto dal volume: Segni del lavoro. I siti industriali in Bassa Sabina tra agricoltura e industria dal XVIII al XX secolo, a cura della Fondazione Nenni e dell’Associazione Eolo, Edizioni Espera Monte Comprati (RM), pagg. 153-157.


[1] Vocabolo indica il nome proprio di una località,viene descritta accuratamente le aree limitrofe a Magliano Sabina che ricadono nel Comune d’appartenenza.

[2] Una stampa dei risultati del lavoro della scuola effettuato nel 1997-1998 è conservata nell’archivio privato di Guido Poeta.

[3] Silvana Montini è una delle tabacchine che ha lavorato dal 1948 al 1964 per circa 16 anni, anche il marito Claudio Tondinelli ha ricostruito i suoi ricordi legati a quel periodo storico.

[4] La testimonianza del signor Franco Nesta è stata raccolta presso l’archivio comunale di Magliano.

[5] A proposito di grano proprio grazie agli esperimenti portati avanti da Nazareno Strampelli, Cencelli ne trasse beneficio in merito lla fertilità delle piantagioni di tabacco, Fonti www.MuSGRA.it, il Museo della scienza del grano a lui intitolato.

[6] Maria Teresa Marini, detta Beba, ha lavorato dal 1947 al 1953 per 11 anni.

[7] Santa Pagani un’altra tabacchina che lavorò dal 1950 al 1961 per 11 anni.

[8] Esiste una raccolta di trascrizioni di alcuni canti maglianesi raccolti nel 2015 da Enrico Scarinci tra cui un esecuzione del brano “Le tabacchine di Magliano” per conto del Centro di ricerca e sperimentazione meta cultu­rale, menzionate anche nell’approfondimento di E. Migliorini dal titolo “Note etnografiche sulla coltivazione e la produzione del tabacco nel territorio di Forano”.

[9] Località vicina a Magliano Sabina.

[10] Nel romanzo “Canale Mussolini”di Stefano Pennacchi, vincitore del premio strega 2010, viene delineato il rapporto tra Cencelli e Mussolini con riferimento in particolare alla nascita della città di Latina (Littoria).Inoltre, edito nel 2000 “Padula 1944-1945. Diario di un prigioniero politico”,a cura di Laurentia Orsolini Cencelli riporta i ricordi personali del suo protagonista, e avvia una riflessione ulteriore sulla sua figura di politico.

[11] Ho raccolto la sua testimonianza nella casa di Roma, il signor Stefano è l’ultimo dei 4 figli di Valentino Orsolini Cencelli nato nel 1934.

[12] Si ringraziano i testimoni Stefano Cencelli, Maria Teresa Marini, Silvana Montini, Franco Nesta, Santa Pagani, Guido Poeta, Claudio Tondinelli.

3 commenti

  1. Gianfranco Latini 25 Aprile 2020 a 15:53

    GRAZIE MAESTRO,E’STATA UNA LETTURA MOLTO INTERESSANTE, ANCHE PERCHE’ PER ME SONO COSE CHE NON ERO A CONOSCENZA E MI VIENE QUALCHE DUBBIO SE ANCHE MIA MADRE VI ABBIA PARTECIPATO, LA PREGO DI INVIARMI ANCORA ALTRE INFORMAZIONI IN MERITO AL NOSTRO PAESE DI NUOVO GRAZIE. GIANFRANCO

  2. Grazie infinite maestro Guido per il lavoro svolto. Mi tornano alla mente racconti di un’epoca che fu, difficile senza dubbio, ma piena di umanità. Buon lavoro. Marina

  3. Vecchi ricordi, anche miei.
    Bravo Guido nel raccogliere queste testimonianze. Sono e saranno patrimonio culturale per noi e per i dopo di noi.
    Carlo Gasperini.

    Ti chiedo una cortesia, mi mandi la foto quella a colori?
    In alto a sinistra, con la maglia rossa, è mia sorella.
    Puoi usare l indirizzo di e mail richiesto.
    Grazie e in bocca al lupo.

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